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Libri

By on 18 giugno 2016

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Bianca dentro significa cancella­zione e purezza al tempo stesso.

È “più voglio staccarmi da te, più voglio tornare a purificarmi con te e per te”. È un percorso a sen­so unico, sempre contromano. È la difficoltà di separarsi anche quando tutti intorno lo fanno ed è normale. È il ricordo che si imprime sul foglio bianco. È la nostra memoria interna che non svanisce più. Bianca dentro sia­mo io e te che ci tagliamo e ci ri­cuciamo a vicenda, ci infettiamo, ma restiamo puri e sinceri. Sono i nostri fiori rotti, tutti i sentimenti possibili. È colorarci a vicenda fino a ridere, scolorirsi fino a piangere. Bianca dentro perché dobbiamo ripulirci per un po’, lavarci insieme ai panni e alle fotografie dentro una lavatrice gigantesca.

Anche se, alla fine, continuiamo sempre ad esserci.

 

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Il titolo “Un giorno ti porterò a mangiare ‘sto cazzo di Sushi” è la sintesi perfetta di quello che viene comunicato: è la lotta tra me e te, il nostro conflitto che ci fa fare molte risate e ci lascia belle giornate alle spalle, con un me ironicamente stanco di venirti dietro ed una te sapientemente abile a provocarmi.

Non ci sono drammi, né cattiverie, non c’è rabbia, ma una coscienza che sa che quando le cose non vanno per il verso giusto, bisogna fermarsi, allontanarsi e riflettere, senza dover per forza dimenticare.

Sin dall’inizio della raccolta c’è la presa di coscienza della fine di un amore, non c’è dramma però, anzi tutto viene ricondotto ad un cinico/ironico paragone: come se fosse una canzone sappiamo che finisce, ma come una canzone basterebbe spingere play per ricominciare per ore, giorni, mesi, anni, decadi). In questa breve raccolta c’è internet, ci sono foto inviate a distanza e lasciate sul comodino del letto, c’è la webcam, c’è l’opportunità del sesso, che viene rifiutato per non rovinare tutto, ci sono io che pur di stare con te mi “pietrifico” e ci sei te d’altro canto che sei così carina che resterei per ore ad ascoltarti; poi ci siamo noi due insieme che in quei momenti xxx siamo un po’ come degli animali (insomma ho frainteso il tuo “cerca di starmi dietro” ideologico), ci sono topi e romanticismo, c’è un cannibalismo ostentato e forse frainteso. Ovviamente ci sono le conclusioni, che poi sono inutili: l’unica cosa che preme è ricordare che qualsiasi decisione tu prenda io l’asseconderò per il tuo bene e per il mio bene (per noi insomma), anche se si tratterà di portarti a mangiare ‘sto cazzo di Sushi.

 

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“Non ti meriti niente” è una raccolta di poesie e racconti raccontanti con grande spirito illustrativo. Le storie che vengono narrate sono nude, crude, intense, alcune struggenti e veritiere, altre nascondono una malcelata e beffarda ironia. Un vero e proprio labirinto emotivo che racchiude le nostre emozioni in un vortice di dolore. Il lettore scruta e spera in un lieto fine per poter compensare quella sensazione di insoddisfazione insita a una forma di effimero appagamento. Ma in fondo è consapevole che ogni fine non è mai lieta. Come quando viaggia in auto, per 10 minuti, alla ricerca di un posto in cui potersi riconoscere. O come quando a una festa, di punto in bianco, non ha il rimorso di abbandonare un contesto vuoto, spento, finito. L’autore esalta la solitudine in maniera spropositata, quasi inverosimile, venerandola come la parte più bella di sé. Una solitudine emotiva, nascosta, che nessuno conosce. Ma che tutti provano. Nonostante ciò, sembrano ancora molto lontani i tempi di un’alleanza collettiva nella quale il prossimo aiuta il prossimo. E’ un’utopia. Una tremenda utopia. Tutti vogliono fottere tutti. E non esiste una medicina. Forse non esisterà mai una cura. Ma la voglia di cambiare, di emergere, a discapito anche di una maggiore umanizzazione, prevale. L’amore viene visto quasi come un ostacolo e la voglia di amare diventa una pretesa da cui fuggire. Come i rapporti che, visti da una prospettiva diversa, ti offrono meno possibilità di «rimanere inculato». L’aspetto sul quale bisognerebbe focalizzarsi con maggiore enfasi è la sfrenata ricerca della fretta. L’autore prende la vita con calma, forse troppa. Ma fondamentale è proprio quella calma apparente, quel quieto vivere ingombrante, che squarcia la nostra anima e ci rende più viscidi. Più aspidi. E quindi più soli. Nessuno merita niente. Nemmeno la comprensione che, forse, ci renderebbe tutti un po’ più vivi.

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