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SPUTA TUTTO FUORI

By on 16 febbraio 2018

Ciao Marco, sono Maria Pia e ti seguo da diverso tempo. Ho scoperto la tua pagina per caso, curiosando nella sezione esplora di Instagram e da quel momento le tue frasi mi accompagnano costantemente e te ne sono enormemente grata.

Sembra incredibile ma mai come in quest’ultimo periodo avrei avuto bisogno della tua storia di Instagram, per scrivere tutto questo a qualcuno.

In genere me la cavo un po’ meglio con le parole, articolando i pensieri e descrivendo in modo chiaro e conciso ciò che provo ma non so precisamente neanch’io come descriverlo…

Non sono più la stessa di pochi mesi fa e non capisco a cosa questo senso di vuoto/tristezza sia dovuto…è come se mi fossi persa, come se mi mancasse qualcosa che però non so cos’è, uno stato di perenne insoddisfazione, non so darmi una spiegazione ma so di non essere felice. Sono sempre stata una persona allegra, vivace, solare, sempre in vena di scherzare e con la battuta pronta in ogni situazione ma negli ultimi periodi non mi si riconosce più. Non mi riconosco più. E la conferma l’ho avuta venerdì scorso, quando alla sera, mentre ero in giro con la mia grandissima amica del venerdì sera, salutando un ragazzo che conosco di vista da anni e scambiandoci un paio di chiacchiere dopo un po’ se n’è uscito dicendo “Mari ma che hai, ti vedo strana…boh. Non sei la solita, non sei te stessa.” e poco prima di salutarci ancora “oh mi raccomando, rialzati, riprenditi, rientra in carreggiata con la tua solita grinta e quel sorriso stampato in faccia non come maschera ma come stile di vita.”

E questo mi ha fatto pensare…cazzo, per accorgersene Rizzu, una persona che con me non ha mai avuto granché da dire, vuol dire che non riesco a mascherarlo abbastanza.

Questa cosa, questo pseudo dolore si vede, la tristezza si nota, la voglia di essere altrove, senza sapere precisamente dove, si sente.

Credevo fosse una sensazione temporanea e passeggera, legata al fatto che non amo i cambi di stagione e meno che mai la fine dell’estate, alla nostalgia ed all’amaro degli ultimi giorni di agosto unita ai saluti rivolti agli amici di sempre ed ai grandi amori e a quelli mai realmente nati che solo le estati conoscono e custodiscono con sè.

Pensavo “passerà, devo solo riabituarmi ad essere qui. Passerà davvero, passerà anche stavolta.”

Invece non è solo questo, soprattutto perché è iniziato circa due mesi fa, ma non so precisamente come…non sono presente come sempre, non sono felice, non sono la solita e lo dò a vedere.

E non capisco perchè, da cosa sia nato, come mai stia accadendo così…

La relazione col mio ragazzo sta andando sempre più verso la fine, dopo 7 anni e mezzo ed io non so se sia un bene o un male…ne abbiamo passate di ogni, me ne ha fatte passare tante, forse ho sopportato troppo o forse è solamente una mia convinzione. Lo amo, ma mi rendo conto di aver amato in questo modo solo io, sopportando tradimenti, andando contro tutti per la mia testardaggine e la mia voglia di essere felice e stare assieme a lui, perché credevo fosse giusto, perché pensavo davvero che il nostro sarebbe stato come l’amore descritto nei libri e che si vede nei film o addirittura meglio, speravo sempre che le cose sarebbero cambiate, che saremmo stati felici ma non è andata così. Ed io non mi decido a chiudere con lui, forse perché non ne ho il coraggio, forse per abitudine, forse perché siamo cresciuti insieme o molto probabilmente perché la complicità che nonostante tutto si è creata non la riavrò mai, con nessun altro.

Mi ripeto di dover fare pace col cervello, perché non è possibile che a 22 anni non sia in grado di prendere una decisione e perché devo capire cosa voglio e cosa non voglio nella mia vita.

So già che buona parte di ciò che ho scritto molto probabilmente è sconclusionato ed un po’ privo di senso e nessi logici, un po’ strambo come me, ma sentivo la necessità di farlo…e ti ringrazio infinitamente per avermi regalato la possibilità di condividerlo con te.

Buona notte,

Marisidera.

 

Risposta

Ciao MariaPia,

scusami veramente se ti rispondo con molto ritardo, ma molte mail mi erano andate in spam e non avevo l’abitudine di controllarle.

Per quanto riguarda quello che hai scritto non lo trovo affatto sconclusionato e privo di senso, anzi è molto sincero e scritto di getto. E la sincerità è proprio questo: aprire il cuore e vedere quello che esce fuori, senza filtri. La cosa bella di te è che non ti nascondi, lo si intuisce anche quando parli del fatto che la tristezza ti si veda addosso. Molte persone si mascherano dietro un sorriso finto, tu a quanto pare no. E questa è una grande dote che viene fuori da un grande coraggio. Farsi vedere per quello che si è, senza farsi troppi problemi.

Per ciò che riguarda la tua tristezza, il tuo sentirti persa, posso provare a confortarti dicendoti che è una cosa normalissima: non si può stare sempre al cento per cento. Anche io molte volte mi trovo a rapportarmi con me stesso e la mia scrittura, imputandomi colpe quando non mi viene qualcosa di bello e soddisfacente. Sono molto severo con me stesso. E’ un paragone un po’ azzardato, ma anche io poi (quando faccio pace col cervello) mi rispondo che non posso stare sempre al top. Sarebbe inumano. L’umanità è l’imperfezione, basta solamente accettare questa condizione, non come sconfitta, ma semplicemente come normalità. Sai dove risiede secondo me il nostro problema? nel fatto che facciamo troppi paragoni. Ci paragoniamo agli altri perchè ci abituano a paragonarci agli altri sin da piccoli. Dobbiamo sempre essere migliori di qualcuno, più felici di qualcuno, più sorridenti di qualcuno. In verità dovremmo solamente essere noi stessi, e soprattutto essere bravi a trovare (e anche fortunati a volte) qualcuno che ci accetti così, come si dice nei matrimoni: nella felicità e nella tristezza. Fanno entrambe parte dell’animo umano.

Non cercare di paragonare la tua storia d’amore a quelle che scrivono nei libri, molti scrittori inventano, poi la vita reale è altro. Le storie d’amore vere sono quelle che si vivono nel quotidiano tra tradimenti, perdoni, necessità di dimenticare e voglia di andare avanti. L’importante è non farsi mai buttare giù.

 

Un bacio

Marco

 

Risposta

Ciao Marco,
Ti ringrazio molto per avermi risposto, anche se è passato un po’ di tempo e la situazione per certi versi è un po’ cambiata, ciò che era alla base non si è modificato più di tanto. Leggendo in questi ultimi giorni nelle tue instagram stories delle risposte alle mail pubblicate sul tuo blog stavo iniziando a cercare se ci fosse la mia, anche se pensavo non ti fosse arrivata per aver sbagliato a riportare il tuo indirizzo mail o cose simili.
Riconosco il costante paragone e competizione con gli altri, hai centrato il punto, ed è una cosa che detesto, forse proprio perchè fin da piccola c’è sempre stato il “i figli degli altri sono più bravi, più educati, più composti, più realizzati, più organizzati, vestiti meglio, pettinati meglio, si presentano meglio, portano a casa voti migliori”; banalmente parlando, quando qualcuno ci chiede “come stai?” quasi non si fa in tempo a rispondere che subito “eh non dirlo a me” piuttosto che “non puoi capire in che situazione sono”, non ascoltano realmente, non gli interessa capire e sapere come stai, semplicemente raffrontare la sintesi della tua situazione con la loro.
Ancora peggio è quando uno lo ammette, dichiara pubblicamente di vivere competendo con gli altri, chiunque essi siano, dalla sorella, all’amica, alla mamma, alla compagna di corso, alla collega di lavoro. E’ una cosa che non concepisco, in certi momenti il genere umano davvero mi sbalordisce.

La mia storia d’amore neanche si può più definire tale, insalvabile, irrecuperabile. Ma mi piace sperare che tra le invenzioni degli scrittori un fondo di verità ci sia e possa in qualche modo realizzarsi se non in loro stessi in qualche loro lettore o seguace.
E quanto al pubblicare la mail sul tuo blog certo che si!

Ti auguro una buona giornata,

 


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