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Pensieri

Risolvi i problemi. Sii felice.

By on 5 marzo 2018

 

La ricerca della felicità è da sempre stata il nodo centrale della mia esperienza di vita. “Cerco la felicità in quello che mi fa stare bene” è la prima cosa che mi viene in mente quando penso a cosa intendo per felicità. Potrebbe anche sembrare semplicistico come discorso, e in effetti lo è. Più che altro è una parentesi apparentemente valida per cercare di spiegare cosa si intende per felicità. Perché la felicità non è quello che ci fa stare bene (pensate a quante storie di persone famose all’apice del successo si sono suicidate perché depresse, o a quanti ricchi sono sempre alla ricerca di maggiori ricchezze e perennemente insoddisfatti, o a quanti lussuriosi cercano sempre un’altra ragazza più bella e più xxx), ma ciò che ti rende felice sono i problemi. Si esatto, proprio i problemi. E paradossalmente più problemi hai più potenzialmente potresti essere felice.

Se ci pensi tutta la vita è piena di problemi, dalla mattina quando ti svegli (è troppo presto cheppalle, è troppo tardi devo andare di corsa) al pranzo (non ho fatto la spesa… oddio devo mangiare di meno che sto ingrassando… avrei voglia di una schifezza, ma fa male… mangio poche verdure, mangio troppa carne… questo è biologico, questo è americano) all’amore (ho una ragazza, ma forse non mi piace abbastanza, potrei averne di meglio… non ho una ragazza, forse è perché non sono destinato ad essere amato… ho una ragazza, ma non va come vorrei… devo portarla a cena fuori, ma forse questo posto non le piace, le piace un altro posto, ma costa troppo e non guadagno abbastanza per permettermelo, forse è meglio lasciare perdere il nostro rapporto altrimenti la deludo e basta) ecc ecc. La vita è quindi piena di problemi, di casini, di nodi da risolvere ed è proprio qui che sguazza l’essere fortunato, colui che ha la fortuna di chi ha così tanti casini da non sa più dove andare a parare.

Risolverli.

Riprendiamo il caso del ragazzo che deve portare fuori a cena la ragazza nel posto che lei sogna, ma costa un po’ di più rispetto alla media

“Ok, devo risolvere il problema di alzare 100 euro in più questa settimana da spendere come voglio senza correre il rischio di diventare più povero. Allora… questa settimana non bevo (o risparmio prendendo le birre al supermercato), metto i soldi da parte (5 euro a media di birra sono 20 birre medie, una al giorno per 5 giorni sono 25 euro più quelle del venerdì e sabato sera dovremmo arrivare a 100 euro), così sabato posso portarla a cena fuori dove vuoi lei e posso godermi quel suo sorriso che mi risuonerà in testa per tutta la settimana successiva (- romanticismo)”. Questo è quello che fa bene, si, ma arriva dopo un sacrificio, dopo aver risolto un problema (quello dei soldi) che era alla mia portata ma non avevo il coraggio di affrontare. Perché non l’ho mai fatto?

  • Vittimismo: non riuscirò mai ad avere quei soldi, non c’è lavoro e se non esco con i miei amici poi mi trovo ad essere preso per il culo da tutti se comincio a spiegare il perché di questa mia azione così “lontana da me”. Questo può attutire il problema, farti sentire meglio nel tempo breve, ma non avrà alcun nessun effetto alle lunghe, anzi aumenterà l’impotenza verso ogni tipo di situazione che si presenterà. Lo scarica barile di colpe non ha mai funzionato sulle lunghe distanze.
  • Negazione: non è un problema l’andare a cena fuori, forse non le serve, forse non serve a noi come coppia, eravamo partiti con le piccole cose, perché siamo finiti a cene costose che io neanche voglio? Può dare l’illusione che non ci sia effettivamente un problema in tutta questa storia, che sia solo una propria paranoia mentale, ma alle lunghe genererà sempre più insicurezza e incapacità ad emozionarsi, dando una giustificazione a tutto quello che non si vuole fare.

Tolte queste due causali che vanno per lo più alla grande come ragionamento che porta inevitabilmente ad una vita triste e piatta, non rimane che fare un piccolo sforzo durante la settimana per arrivare ad uno stato di felicità portato dalla risoluzione di un problema che si era verificato. Vedere che i nostri sforzi sono valsi a qualcosa ( e non importa come andrà la cena, se a lei piacerà, se i piatti avranno l’effettivo valore dei soldi spesi, se il ristorante è all’altezza), sentirsi grandi e felici e contenti e soddisfatti perché quello che consideravano un problema dietro il quale ci nascondevamo è solamente storia passata, tatuarsi addosso (o in mente): “sapevo di non farcela ma ce l’ho fatta!” è il segreto della felicità.

By on 30 novembre 2017

Nessuno può essere giudice di quello che sei. Molto spesso non ti senti compresa, anzi il più delle volte ti senti come condannata per i tuoi comportamenti. Solo perché non sono quelli di tutti. E ti senti in colpa e metti da parte gran parte dei tuoi desideri. A volte quello che fai sembra assurdo solamente per il fatto che è quello che non fanno gli altri. Devi pensare più a te stessa, vedere dritta la tua strada e togliere di mezzo tutti quegli ostacoli superflui ed inutili. Perché è vero, quello che vuoi puoi ottenerlo se ti ci metti con forza, passione e costanza. Purtroppo i meccanismi di questa società ti bloccano, perché tutti mettono bocca sulla vita degli altri, perché nessuno è in grado di gestire la propria vita e si rifugia nel criticare la vita degli altri. Ma tu pensa a quello che vuoi, vivi per i tuoi desideri, non nasconderti e non lasciarti buttare giù. Quando tutti si aspettano di vederti al tuo posto, docile e ammaestrata come loro, sorprendili: non sanno che sai andare oltre, che puoi permetterti di volare, che puoi volare così in alto che non riusciranno neanche più a vederti andare. E allora ti guarderanno con sospetto, ti guarderanno fuggire lontano e come una stella lontana alimenterai i loro dubbi e i loro misteri. Quello che è lontano molto spesso è poco nitido e viene confuso e viene visto con sospetto da chi non sopporta il diverso. Lasciali stare, sono tutti uguali, tu resta diversa, resta quella stella che brilla da sola, più forte di tutte le altre stelle del cielo.

Paura del diverso

By on 5 maggio 2017

Molte volte quello che fa più paura è il diverso. Siamo noi stessi a riscontrarci le nostri parti nascoste, quelle oscure, quelle profonde così intensamente da averne paura, ma al tempo stesso esserne attratti. Per questo molto spesso ci innamoriamo di chi è uno “stronzo”, di chi non sopportiamo, di quello che è l’opposto dei nostri pensieri quotidiani, sviluppandone un’attrazione morbosa

ci innamoriamo di chi è uno stronzo

Io ho sempre amato la solitudine, il silenzio, il poco caos, il mio spazio, ma al tempo stesso sono sempre stato fortemente attratto da tutto quello che è vitale, che è caotico, che è invadente, che è sostanzialmente diverso da me. Non mi sono mai considerato pazzo, neanche lontanamente, ma posso con certezza affermare di considerarmi “diverso“. Penso questo sia un pensiero abbastanza comune al giorno d’oggi, dove tutto è veloce e sembra sfuggirci di mano, dove il diverso è chi afferma se stesso nell’accettazione dei propri bisogni, per quanto sciocchi o stupidi o strani possano sembrare. In realtà la pazzia è ben altra cosa, questo è solo affermare il proprio “io” indipendentemente dai canoni tradizionali

l’attrazione per il diverso si esplicita in odio

L’attrazione che abbiamo verso il diverso però molto spesso si esplicita in odio, in forme di razzismo, in atteggiamenti espliciti di affermazione del più forte come giusta alternativa al debole. A ben pensarci se non ci fosse il debole, il forte non esisterebbe…

siamo attratti dal diverso, ma lo nascondiamo

in realtà i più forti sono attratti dai deboli, dai diversi, ma per paura di scoprire negli altri una componente “cattiva” del proprio io, adeguatamente nascosta, quella con cui non hanno mai fatto i conti. E la eclissano condannandola come sbagliata. In realtà il diverso, nella sua “presunta” diversità, è fonte gratuita e inestimabile di valore per conoscere se stessi e solo conoscendo realmente se stessi si giunge ad un grado di felicità che non si può trovare da nessuna parte, in nessun viaggio, in nessun drink, in nessuna droga, in nessuna relazione amorosa.

Renderci più felici

By on 3 maggio 2017

Vogliamo rendere gli altri felici, è questo il nostro scopo in una relazione. Quello primario, quello che succede quando ci perdiamo negli occhi di chi conosciamo, di chi amiamo. Molte volte sbagliamo ad approcciarci, a comportarci, riversiamo in chi ci è accanto le nostre frustrazioni, i nostri cattivi sentimenti, che derivano da altre persone e da altre situazioni.

riversiamo nell’altro i nostri problemi

Sono i principi con cui siamo cresciuti, una continua lotta tra tutti pur di ottenere qualcosa e quel qualcosa la maggior parte delle volte neanche ci serve. Siamo pieni di risentimento e voglia di emergere e laddove dovevamo fare del bene ci troviamo a fare del male. Può succedere ovunque e continuamente, durante un aperitivo, durante una cena, stesi a letto a non fare niente… esce quella parola che non doveva uscire ma che covavamo al nostro interno. Senza cattiveria esce fuori, senza voler far del male specifico, solamente perchè è connaturata in noi. E i rapporti si incrinano come un vetro sottilissimo che prende le prime botte cominciamo a mostrare la nostra fragilità.

quello che accade ci segna ed è indelebile

Nasce il senso di colpa, nasce il dolore, nasce la volontà di perdonare e di essere perdonati e proviamo a rivivere come se niente fosse successo. Ma purtroppo non è così: quello che accade ci segna ed è indelebile. Ricominciamo a volare con ali spezzate, ce la facciamo comunque, ma sulle spalle abbiamo sempre e comunque ali spezzate. E quell’idea di renderci felici a vicenda piano piano scompare e lascia il posto a quei sentimenti di incomprensione che ci rendono ancora più fragili e impotenti.

piano piano rinunciamo all’idea del bene

Partiamo con l’idea del bene, piano piano la società stessa ce la rende complicata e così rinunciamo. Siamo fatti di rinunce, non siamo colpevoli, ma viviamo con un senso di colpa che ci costringere a vivere perennemente col ricordo dei “bei tempi”, come se niente fosse mai successo, ed è per questo che le nostre ali non saranno più forti nel volare.

 

La prossima volta che scegliamo di innamorarci,

impariamo a lasciare i problemi

che non riguardano l’amore,

al di fuori. 

La felicità non è nascondersi

By on 2 maggio 2017

Molto spesso siamo nascosti dietro uno schermo, dietro una parola, dietro una fotografia. Oggi è abitudine quotidiana quella di apparire secondo quello che la gente si aspetta da noi. Quindi risulta sempre più difficile prendere coscienza di ciò che si è. E’ molto triste come pensiero, in quanto è come se nascondessimo una parte di noi in un posto sempre più inaccessibile e al di là dei continui impegni quotidiani, delle corse di tutti i giorni, del lavoro, dello studio, noi stessi siamo tutto quello che abbiamo.

è come nascondere una parte di noi in un posto sempre più inaccessibile

Quella parte, però, prima o poi tornerà fuori o quantomeno ne sentiremo la mancanza. Pensare di essere solo ciò che vogliamo essere, o meglio, solo ciò che gli altri si aspettano da noi è quanto di più dannoso e pericoloso per noi stessi. Socrate parlava di “conosci te stesso“. Al giorno d’oggi è molto difficile e complesso prendere atto di ciò che siamo e di conoscerci. Siamo bombardati da stimoli, idee, opinioni e costruirsene una propria diventa molto, ma molto difficile. Per di più abbiamo il terrore che la nostra parte “cattiva” possa essere messa in vista, possa essere soggetta di “ricatti morali“, possiamo essere additati come diversi e quindi successivamente esclusi.

potremmo sembrare diversi e successivamente esclusi

Nascondendoci potremmo stare più tranquilli, proseguire una giornata in pace, ma non avremo mai la lungimiranza di coltivare noi stessi, approfondire tutti i nostri lati “oscuri”, potenziare quello che è fragile. Saremo sempre soggetti ad attacchi da chi è più forte di noi e non saremo mai felici. Guardatevi dentro, oggi stesso, vedete ciò che c’è di diverso in voi, cosa vi rende unici e mostratelo affinchè tutti possano vederlo e, perchè no, anche giudicarlo. Avrete tante persone che vi criticano, ma quelle poche che vi apprezzano, apprezzeranno voi per come siete, non per come non siete. Domani sarete liberi di rifarlo e molto più sollevati nell’essere voi stessi e non qualcun altro.

esaltate quello che vi rende unici e sarete apprezzati per ciò che siete